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Luoghi e monumenti

CENTRO STORICO

Corso Garibaldi, Piazza 1° Maggio e Via Roma

Il Corso Garibaldi è la principale via cittadina ed è formata da una caratteristica pavimentazione a lastroni di pietra scolpita, montata da artigiani locali. Il Corso, con le varie attività commerciali e ricreative rappresenta, insieme a Via Roma, il più importante “passeggio” palmese. Una visita meritano anche le numerose piazze presenti nell’intero territorio. Piazza 1° Maggio è il salotto della città, posto al centro del corso Garibaldi, tra Piazza della Libertà e Piazza Camillo Benso Conte di Cavour.

 

Villa Comunale “Giuseppe Mazzini”

La villa comunale "Giuseppe Mazzini" è un parco pubblico di Palmi, e rientra nell'elenco dei Monumenti nazionali. La villa sorge nel centro storico cittadino, tra la via Roma e la via Toselli, e dalla sua balconata sono ammirabili il mar Tirreno, lo stretto di Messina, le isole Eolie, Bagnara Calabra e Scilla, nonché il sottostante rione Cittadella e le località Palmara e Motta.

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L'idea di creare un giardino pubblico venne agli amministratori cittadini del XIX secolo, in seguito alla realizzazione di un terrapieno quale discarica delle macerie dei fabbricati rasi al suolo dopo il terremoto del 1783. Per sostenere l'altipiano, che aveva anche creato un pericoloso strapiombo, e per rendere fruibile ai cittadini il luogo panoramico, si rese necessaria la costruzione di un grande muro di mattoni, sostenuto da imponenti arcate. Per tale motivo, prima ancora che il manufatto venisse ultimato, il luogo venne chiamato dalla popolazione come "Piano delle Muraglie".

Per la sua realizzazione contribuirono diverse amministrazioni comunali, tra le quali quella guidata da Casimiro Coscinà. Tra l'altro già tre anni prima dell'ultimazione dell'opera, avvenuta nel 1871, il comune decise un ulteriore ampliamento. Sempre nel 1871 la villa venne abbellita con degli alberi, un "palco per la musica", una fontana collocata all'ingresso dalla strada dei Tribunali ed un muro di cinta in pietra granitica. La villa venne inoltre dotata di illuminazione, per consentirne la frequentazione nelle ore notturne. Il parco subì gravi danni ad opera del terremoto del 1894, che ebbe in Palmi il suo epicentro.

Nel 1927 venne emanato un decreto di vincolo per «scene panoramiche che da quel luogo si godono» e, in quegli anni, il parco fu intitolato al re d'Italia Umberto I. Nel 1945 la villa venne intitolata invece a Giuseppe Mazzini.

La villa è dotata al suo interno di alberature ad alto fusto, vialetti in sampietrini, giochi per bambini ed al centro della stessa vi è collocata una piccola fontana.

Il parco è arredato da alcuni busti in marmo di personaggi nazionali e locali del passato: Giuseppe Garibaldi, Vittorio Emanuele III, Casimiro Coscinà (sindaco di Palmi), Nicola Antonio Manfroce, Francesco Carbone (sindaco di Palmi), Felice Battaglia, Domenico Antonio Cardone.

Nell'ambito dei festeggiamenti della Varia di Palmi, la villa viene trasformata in un ufficio elettorale. Nel parco infatti vengono allestiti dei seggi, con cabine per la votazione a scrutinio segreto, nei quali la popolazione può esprimere la propria preferenza per l'elezione dell'Animella e per l'elezione del Padreterno. Il comitato Varia proclama i vincitori, al termine dello spoglio, dal palco fisso della villa.

 

La Fontana della Palma

La fontana della Palma è una fontana monumentale di Palmi, collocata al centro della piazza Giovanni Amendola. Realizzato nel 1922 e riprodotto in un francobollo della serie

1 4 "Fontane d’Italia", il monumento prende il nome dall'antica "fontana della Palma" (o "del mercato") che sorgeva, dal 1670 al 1888, nell'attuale piazza I maggio.

Era il 15 ottobre 1922 quando la nuova fontana monumentale, progettata dall’architetto Jommi e costruita dal Prof. Giovanni Sutera, venne consegnata alla città di Palmi con una cerimonia inaugurale a cui partecipò il gerarca fascista Michele Bianchi. Tale fontana fu eretta sull'area ove fino a pochi anni prima sorgeva l'antica chiesa madre, demolita a seguito della sistemazione urbanistica prevista dopo il terremoto del 1908. L'architetto Jommi disegnò la fontana in stile barocco berniniano moderno, ispirandosi all'antica "fontana del Mercato".

Questo nuovo monumento andò tra l'altro a suggellare la risoluzione dell'annosa problematica di carenza idrica della città. Difatti lo stesso giorno si inaugurò anche l'acquedotto cittadino denominato "Acquedotto Vina" e la stessa piazza Maria Cristina venne intitolata al politico reggino Giuseppe De Nava che, accogliendo le istanze dell'allora sindaco di Palmi Michele Guardata, si era prodigato affinché gli opportuni finanziamenti governativi pervenissero per consentire la realizzazione delle citate opere pubbliche.

L'evento fu illustrato in forma cartacea su un numero unico, nel quale vi erano articoli a firma di Felice Battaglia, Domenico Antonio Cardone, Vincenzo Migliorini, Pietro Milone, Luigi Parpagliolo e Francesco Topa.

Il palmese Antonino Zappone, dirigente del Provveditorato Generale dello Stato, nel 1977 si adoperò affinché la Fontana venisse riprodotta in un francobollo ed inserita nella serie "Fontane d’Italia". Pertanto il 18 ottobre 1977 il francobollo, con disegno di Eros Donnini, fu stampato dall'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato con una tiratura di 15.000.000 di copie. La fontana e la piazza Giovanni Amendola vennero restaurate nel 1999.

 

Il Mausoleo a Francesco Cilea

Le spoglie del grande maestro Francesco Cilea, traslate dalla cappella di famiglia di Varazze qualche decennio dopo la sua morte, si trovano tutt’ora custodite all’interno del1 1 monumento mausoleo che la città di Palmi edificò al principio del Corso Garibaldi su progetto dell’architetto Bagalà e dello scultore Guerrisi. L’ubicazione dell’imponente struttura, consente di essere notata da ogni parte della città, quasi a infondere nell’animo di ogni passante quel senso di gratitudine per questo straordinario compositore. Lo scultore Guerrisi motivò la scelta del luogo con la circostanza che la collina dello Spirito Santo era il solo posto che “avrebbe dato l’impressione di una grande abside, il cui centro è ora segnato dalla strada principale”. Guerrisi ha realizzato otto metope (poste nella parte alta del monumento) rappresentanti il Mito di Orfeo ed Euridice, facendo percepire in chi lo guarda una grande compostezza di fronte al dolore. Otto bassorilievi di gusto severamente arcaico che mostrano da parte dell’artista la volontà di attingere ai grandi modelli dell’arte classica. Infatti, Guerrisi afferma che la scultura è "l'arte italiana per eccellenza" e che può superare la crisi dovuta al persistere dell'ampollosità ottocentesca solo grazie allo "spirito italico". È la sua generazione, quindi, che deve assumersi "il compito storico di un nuovo rinascimento, che vorrà essere non ritorno a questo o a quello spirito, ma ritorno all'essenza e alla moralità stessa dell'arte". A questi ideali di purezza della forma restituita all'originario rigore classico che si ispira l’arte di Guerrisi e che trapelano anche nel monumento a Cilea. Sulla porta d’ ingresso al mausoleo di Francesco Cilea, da notare inscritte sulla porta le quattro opere più famose del Maestro: Tilda (1892), L'Arlesiana (1897), Adriana Lecouvreur (1902) e Gloria (1907). Sulla parete posta sulla destra per chi osserva il Mausoleo è iscritta una commovente lettera indirizzata dal Cilea in tarda età al Sindaco di Palmi.

 

Belvedere Gi.Sa.

Il Belvedere Gi.Sa. (intitolato all’illustre cittadino palmese Giuseppe Saffioti) si trova su via Buozzi. Qui è collocato il monumento a san Francesco d'Assisi, scultura bronzea1 3 realizzata nel 1987 dall'artista Susan Loeb Luppino, per conto della Sovraintendenza per i beni storici. La statua, posizionata su di una base in pietra e marmo con intorno una fontana ed un piccolo giardino, rappresenta il santo con le braccia aperte in segno di protezione verso la città, essendo la stessa posta in un luogo panoramico da cui si può ammirare il centro cittadino e il mar Tirreno.

 

 

 

 

 

 

 

 

Monumento ai Caduti

Il Monumento ai Caduti è stato realizzato dell'artista Michele Guerrisi ed inaugurato con una cerimonia alla quale 1 7parteciparono Umberto di Savoia e Maria José del Belgio. Il monumento, ubicato in piazza Municipio, è costituito da un gruppo scultoreo con base in blocchi di granito a forma di croce greca, sui quali sorgono due gruppi di figure in bronzo. Il primo gruppo è formato da un soldato ed un fante. Il secondo gruppo è rappresentato da due madri unite nel dolore e nella fede. Alle loro spalle vi sono due colonne di marmo bianco di Carrara. Alla base delle colonne sono incisi i nomi dei 203 cittadini di Palmi caduti durante la Grande Guerra.

A pochi passi dal Monumento ai Caduti, attraversano via Roma, si giunge in Piazza Giacomo Matteotti, denominata popolarmente "Piazza Scivola". Al centro della piazza, in una fontana tra aiuole, è collocata una colonna romana proveniente dai ruderi dell'antica città di Tauriana.

 

 

 

 

 

 

 

Monumento al Lavoro

Posto in Piazza Municipio, il Monumento al Lavoro è stato realizzato dalla Società Operaia di Mutuo Soccorso, in collaborazione con il Comune di Palmi. Esso, inaugurato 1° Maggio 2013, è situato esattamente nel posto in cui si ergeva l’altissima e vetusta palma, simbolo di gloria e di vittoria. L’opera dello scultore Maurizio Carnevali, è sentito come un giusto tributo d’onore al lavoro in tutte le sue ramificazioni e rappresenta un contributo culturale per identificare la forza degli operai palmesi nella edificazione della Città.

 

Fontane dei Canali

L'opera monumentale più antica di tutte è invece il complesso delle Fontane dei Canali (1838), manufatto posto in piazza Lo Sardo che serviva a convogliare le acque provenienti dalle contrade Olmo e Vitica, da cui prendono il nome le varie fontane. Il monumento è stato ristrutturato nel 2011 dall'Associazione Prometeus, con l'inserimento di immagini bronzee raffiguranti scene cittadine e contadine dei secoli passati, ad opera degli artisti Fabio Belloni, Maurizio Carnevali e Achille Cofano.

 

 

La Concattedrale e Torre Civica

La Concattedrale di San Nicola (chiamata dai palmesi “Matrice”) condivide con la cattedrale di Oppido Mamertina la titolarità della sede vescovile di Oppido-Palmi.1 8

Distrutta più volte dai vari terremoti che hanno col¬pito questa zona, è stata riaperta al culto definitiva¬mente nel 1932 ed è dedicata alla Madonna della Lettera, protettrice della città ed a San Nicola, patro¬no di Palmi.

Realizzata in stile neo romanico, presenta sulla fac¬ciata uno stupendo rosone e un piccolo portico a quattro colonne. L’interno della chiesa è formato da tre navate e custodisce preziose opere d’arte.

Sull’altare maggiore, realizzato dal maestro Alfarone, si trova l’icona della Madonna della Lettera col Bambino, pregevole opera arricchita da un panneg¬gio argenteo risalente al XVIII secolo. Nelle navate laterali sono presenti due bellissime tele: “San Giu¬seppe col Bambino” opera del pittore palmese Domenico Augimeri e “San Francesco d’Assisi” opera del sacerdote Vincenzo Pugliese. Tra gli oggetti sacri, di particolare interesse è il reliquario d’argento del XVIII secolo che custodisce il Capello della Madonna donato a Palmi dalla Città di Messina, per l’aiuto ricevuto dai palmesi in occasione di una grande calamità. Esso è custodito all’interno di una teca realizzata dall’“Associazione Prometeus”, nella Cappella posta sulla destra per chi osserva l’Altare.

Accanto alla Concattedrale si trova la Torre civica. Avente anche la funzione di campanile della Concattedrale, poiché dotata di campane (che appartenevano alla vecchia chiesa madre del XIX secolo) e di orologio, la torre venne realizzata nel 1954. La sua realizzazione ebbe notevoli difficoltà, data l'altezza del manufatto di 40 metri, in quanto il sottosuolo era composto da terreni superficialmente sciolti. Pertanto il direttore dei lavori ing. Francesco De Luca, progettò una palificazione di 81 pali in cemento compresso affondati nel terreno per una quota che andava da 5 a 23 metri. La suddetta palificazione venne sormontata da un massiccio telaio in calcestruzzo che formò la piattaforma sopra la quale venne innalzata la torre. Il costruttore dell'opera fu il cav. Annunziato Seminara. La torre civica è la costruzione più alta della città.

 

Chiesa di Maria Santissima Immacolata e San Rocco

Ubicata in Piazza San Rocco, la Chiesa di Maria Santissima Immacolata e San Rocco è opera di Giovanni Ammendolia e risale al 1954. La facciata principale presenta solamente delle lesene decorative in pietra, un cornicione sporgente, ed un solo ingresso principale. Le facciate laterali non presentano nessun elemento architettonico ne finestrature. Nella facciata laterale destra vi sono due ingressi secondari. Sempre sul lato destro sorge il campanile.

Al suo interno la chiesa è costituita da un'unica navata nella quale, centralmente, sorgono due absidi trapezoidali laterali. L'edificio, con pianta rettangolare, è dotato inoltre di una cupola a base quadrangolare sorretta da quattro pilastri posti al centro della chiesa.

Per quanto riguarda le opere d'arte presenti all'interno della chiesa, si può ammirare: un Crocifisso ligneo a lato destro dell'ingresso; due quadri raffiguranti la vita di San Rocco, opere dell'artista Maurizio Carnevali, in alto sulle due pareti laterali; un statua lignea di San Rocco, databile al XVII secolo e realizzata da artista ignoto, collocata sopra l'altare laterale sinistro costruito in bronzo dallo scultore Alessandro Monteleone; una statua lignea di Santa Rita, collocata in una nicchia sopra l'altare laterale destro; una statua lignea del Sacro Cuore di Gesù; un mosaico, di scuola fiorentina, realizzato nella parete posta sopra l'altare maggiore e rappresentante il cielo, sei angeli, una colomba che simboleggia lo Spirito Santo ed infine, in alto al centro del mosaico, la scritta «Tota pulchra es Maria». Il mosaico fa da contorno ad una nicchia centrale nella quale è collocata una statua lignea dell'Immacolata Concezione, realizzata nel1925.

Dinanzi alla Chiesa è posta, dal 2012 il monumento “Fonte di San Rocco”: si tratta di una fontana che riproduce una scultura bronzea di San Rocco adagiato, con il cagnolino, nell'atto di abbeverarsi. La scultura, opera di Maurizio Carnevali, è posizionata sopra una base di granito. La Fonte è stata realizzata dall’Associazione Prometeus.

 

Santuario della Vergine del Carmine

Di ispirazione barocca è il Santuario della Ver¬gine del Carmine, che custodisce ricchi addobbi e af¬freschi di notevole interesse. L’altare risalente al ‘700 è realizzato in marmo, è decorato con artistici intarsi policromi ed è sormontato dalla statua lignea della Vergine del Carmine, scolpita nel 1782 da Domeni¬co Di Lorenzo, alla quale è attribuita la miracolosa salvezza della città avvenuta durante il devastante terremoto del 1894. Dinanzi al Santuario, oltre a due leoni bronzei, è posta un’antica Colonna, risalente all’epoca dell’antica Taureanum. Nello stesso luogo si trova l’Obelisco alla Madonna del Carmine, inaugurato l'8 maggio 1983, in concomitanza con il secondo centenario del terremoto del 1783. Il monumento è formato da un'alta stele di granito, sulla cui cima vi è collocata una statua in bronzo della Madonna del Carmine. L'opera fu realizzata dalla ditta Attilio De Luca di Napoli e la stele venne squadrata da maestri d'arte locali, guidati da Antonio Romeo.

 

Chiesa del Crocifisso (detta dei Monaci)

Prima testimonianza del culto cristiano a Palmi è rappresentata dalla Chiesa del Crocefisso dei Monaci risalente al 1300, situata nel rione “Cittadella”. L’edificio ha subito diverse opere di restauro, nel corso degli ultimi interventi architettonici sono state aper¬te delle botole di vetro, dalle quali si può osservare la cripta dove trovavano sepoltura i frati dell’antico convento attiguo alla chiesa. Opera d’arte di grande rilievo è sicuramente il Crocefisso ligneo che sovrasta l’altare maggiore, risalente al XVII secolo, scolpito forse da Fra’Umile da Petralia. L'iconografia del Cristo in croce presenta un corpo inclinato verso sinistra, con la testa abbassata fortemente verso destra, occhi leggermente socchiusi e gli aculei della corona di spine che fanno scendere gocce di sangue sulla fronte. Anche le braccia risultano arcuate verso il basso e sul costato destro è presente una vistosa ferita dalla quale esce copiosamente del sangue. Il basso ventre di Gesù è coperto da un drappo bizantineggiante di colore beige. Una delle caratteristiche peculiari dell'opera sono i piedi inchiodati al legno della croce disuniti tra di loro. Di grande rilievo sono le catacombe poste sotto l’altare, la cui visita è consentita liberamente.

 

LA CASA DELLA CULTURA “LEONIDA REPACI”

Orgoglio della Città di Palmi è sicuramente la Casa della Cultura intitolata a Leonida Rèpaci (Palmi 1898) - Marina di Pietrasanta 1985), illustre scrittore, opera¬tore culturale e fondatore del Premio Viareggio.

I lavori della struttura, ubicata nella parte alta della città, iniziarono nel 1968 e fu inaugurata, il 17 Gen¬naio 1982.

L’ampio giardino che la circonda è impreziosito da alcune sculture bronzee di De Feo e da due colonne di età romana provenienti dall’antico sito di Taureana. La struttura interna è dotata di ampie sale e accoglie in vari spazi:

- la Biblioteca Comunale “D.Topa” dove è possibile consultare più di centoventimila volumi, specializ¬zati soprattutto, nella storia calabrese e del Mezzogiorno d’Italia, ricca di antichi testi risalenti al ‘500 e al ‘600; illustri concittadini palmesi, tra cui Domenico Topa, Francesco Cilea, Marta Rempte Guerrisi, Domenico Zappone e Domenico Antonio Cardone, con le loro donazioni hanno reso questa biblioteca ricca di documenti originali che ne hanno fatto punto di riferimento per numerosi studiosi e ricercatori di te¬matiche meridionalistiche;

- il Museo Civico di Etnografia e Folklore “Raffaele Corso”, riconosciuto dall’UNESCO come il più importan¬te del Mezzogiorno, conserva al suo interno reperti divisi in varie sezioni dedicate alla pastorizia, alla vita contadina, alle arti marinare, al folklore ed ai costumi popolari;

- l’Antiquarium Comunale “Nicola De Rosa”, sezione archeologica che comprende numerosi cimeli che documentano la vita della città dal VII sec. a.C. al XI sec. d.C. e rinvenuti prevalentemente nell’area dove oggi sorgono Taureana e Scinà di Palmi. Di particolare pregio è il Busto dell’Imperatore Adriano, “fiore all’occhiello” dell’Antiquarium, riportato a Palmi nel 2014;

- i Musei “Francesco Cilea e Nicola Antonio Manfroce” con numerosi oggetti personali dei due grandi com¬positori palmesi a cui sono intitolati. Ospitano opere di particolare rilevanza come i ritratti di Bellini, Rossi¬ni, Guerrisi e opere scultoree del maestro Danton.

- la Gipsoteca “Michele Guerrisi” che conserva nume¬rose sculture in gesso, bozzetti e acquerelli del gran¬de scultore Guerrisi. Importanti sono, anche, le opere di altri notevoli scultori palmesi che si possono am¬mirare al suo interno;

- la Pinacoteca “Leonida e Albertina Rèpaci” che pre¬senta la collezione privata donata da Leonida Rèpaci e dalla moglie Albertina, che comprende circa 200 opere di grandi artisti italiani, come Guttuso, Modigliani, Picasso, Zavattini, Sironi, Levi, Cascella, Guercino, Conti, Boccioni, Manet, Fattori, Corot. È considerata, oggi, una delle più importanti pinacoteche d’arte moderno-contemporanea presenti nel Sud d’Italia;

La Casa della Cultura, ospita anche un ampio ed ac¬cogliente Auditorium dove si svolgono conferenze, convegni e varie attività culturali di rilievo nazionale ed internazionale, come il Concorso Musicale “F.Cilea” per flauto e musica d’insieme e il Premio Letterario “Palmi” con le sezioni di narrativa, saggistica, giorna¬lismo e poesia e con una speciale sezione intitolata “I Sud del Mondo”.

È questo il luogo dove si svolge, inoltre, la stagione dei concerti ad alto livello artistico.

Eventi che riscontrano l’interesse di un numero sempre più grande di spettatori provenienti da ogni parte d’Italia e del mondo e che rendono La Casa della Cultura, simbolo culturale della città di Palmi.

 

IL PARCO ARCHEOLOGICO DEI TAURIANI “ANTONIO DE SALVO”

Il Parco archeologico dei Tauriani "Antonio De Salvo" è ubicato in località Taureana, nella zona in cui anticamente era collocata l'antica città bruzia di Taureanum.

Il parco, con i suoi attuali tre ettari di estensione su circa 10 ettari stimati per la città romana, occupa la parte centrale di un pianoro dominante la costa tirrenica tra capo Vaticano, lo stretto di Messina e la vasta piana del Petrace, antico Metauros. Esso è ubicato a pochi chilometri dal centro urbano di Palmi. È stato realizzato con fondi APQ Beni culturali Calabria e con un finanziamento dell'Amministrazione provinciale di Reggio Calabria ed inaugurato il 17 settembre 2011. Gli interventi, messi in atto dalla Soprintendenza per i beni archeologici della Calabria in maniera sistematica a partire dal 1995, hanno portato alla luce resti di capanne dell'Età del Bronzo risalenti a 4.000 anni fa e gli impianti urbani della città brettia e romana (IV secolo a.C. - IV secolo) con le loro architetture pubbliche, sacre e private come la casa del mosaico, il santuario urbano e l'ultimo importante ritrovamento dell'edificio per spettacoli.

Le notevoli testimonianze archeologiche sono inserite in una cornice di straordinaria bellezza paesaggistico-ambientale. Il percorso, segnato da appositi pannelli esplicativi, accompagna il visitatore nel cuore dell'abitato che le fonti antiche chiamano Taurianum-Tauriana. Qui il populus brettio ha lasciato il proprio nome impresso sui mattoni da costruzione: TAYRIANOYM ossia "dei Tauriani".

All'interno del parco sono evidenziabili gli insediamenti di un villaggio dell'Età del bronzo (II millennio a.C.), della Tauriana romana (I secolo a.C.- IV secolo d.C.) e del complesso sacro medioevale dedicato al culto di san Fantino il Vecchio. Le strutture rinvenute sono: capanne di 4.000 anni fa; impianti urbani della città (prima brettia poi romana); architetture pubbliche, sacre e private come la "casa del Mosaico";il "santuario urbano", da tutti conosciuto come la "casa di Donna Canfora"; una strada romana; un edificio per spettacoli di forma circolare, che già a fine Ottocento lo storico Antonio De Salvo, nell'opera Metauria e Tauriana, aveva immaginato si trattasse di un anfiteatro.

Inoltre fanno parte del parco le seguenti strutture medioevali: l'antica chiesa di San Fantino e la Torre Saracena.

 

La Torre Saracena

La Torre Saracena o Torre medievale di Palmi è una delle antiche torri d'avvistamento cinquecentesche che sorgono sul litorale della CostaIMG 3719 Viola. La torre si erge sulla sommità del pianoro di Taureana di Palmi, a ridosso di una falesia che sovrasta la spiaggia del Lido di Palmi. Costruita nel 1565, anticamente era denominata Torre di Pietrenere (o de "Le Pietre Negre") per distinguerla dall'altra torre d'avvistamento di Palmi, chiamata Torre di San Francesco, attualmente scomparsa. La torre ha una circonferenza alla base di circa 22 metri, una larghezza di 8 metri, un'altezza di 15 metri e la porta d’entrata a 7 metri dal suolo, con una camera provvista di feritoie. I materiali usati per realizzarla sono pietre naturali e mattoni. L'unica finestratura della torre è dalla parte che guarda verso l'interno, lasciando la parte rivolta verso il mare senza aperture, in modo che le navi nemiche non potessero avvistare l'eventuale luce del torriero.

 

 

 

 

 

IL MONTE S. ELIA

Il monte Sant'Elia (582 m s.l.m.) è un crinale costiero del massiccio dell'Aspromonte, definito "il balcone sul mar Tirreno". Occupa l'estremità meridionale del territorio comunale di Palmi, sovrastando il centro cittadino. Rappresenta il confine naturale a sud della Piana di Palmi. Inoltre, per la sua conformazione, è spesso descritto come un "braccio verso ponente" dell'Aspromonte, che degrada rapidamente verso il mar Tirreno tramite un sistema di falesie, piccole spiagge e scogliere. Difatti, nel tratto di mare antistante il monte Sant'Elia e compreso nella Costa Viola, sono si trovano la baia della Marinella, la grotta delle Sirene, la grotta dell'Arcudace, la grotta Perciata e lo scoglio di Pietra Galera. La vegetazione del monte è composta prevalentemente da pini marittimi e castagni ed il suo territorio rientra, nella sua totalità, nell'elenco delle Zone di Protezione Speciale e dei Siti di Interesse Comunitario della Regione Calabria.

Fin da prima del X secolo, la montagna era rinomata per l'esistenza di alcuni conventi di monaci basiliani. Uno di questi venne fondato, nell'anno 884, da sant'Elia di Enna e le cronache riportano che nella chiesa del monastero vi venne sepolto in seguito anche san Filarete.

Prima di costruire il suddetto monastero, Elia di Enna per molto tempo fece penitenza in una umida e angusta grotta posta sulla stessa montagna. Spesso Elia ricevette la visita di san Nilo.

I monaci basiliani, nell'XI secolo, ricostruirono sulla montagna l'abbazia di sant'Elia lo Juniore. Ruggero II di Sicilia la sottopose nel 1134, assieme alla chiesa di San Fantino che sorgeva vicino all'antica Tauriana, all'archimandrita del cenobio del Salvatore di Messina. Nel monastero del monte Aulinas erano custodite anche le spoglie di Elia.

Il romitorio di basiliani dedicato a sant'Elia profeta fu l'unica chiesa che, nel XV secolo, scampò alle rovine delle incursioni saracene.

L'abbazia del monte, con il convento, venne distrutta dal terremoto del 1783 e, su quei ruderi, nel 1804 venne costruita una chiesetta. La chiesa, di vetusta e cattiva costruzione in pietrame, fu rovinata dal terremoto del 1894, così come un piccolo corpo di fabbrica adiacente a sinistra della stessa fu interamente diroccato ed abbandonato.

La nuova chiesa di Sant'Elia, riedificata all'inizio del XX secolo, venne nuovamente distrutta nel corso dell'ultimo conflitto mondiale. Fu ricostruita infine nel 1958, come appare ad oggi in tutta la sua raccolta semplicità.

Il nome della montagna, prima del X secolo, era monte Salinas. Il nome derivava dal toponimo dato all'attuale Piana di Palmi, cioè Turma delle Saline. A Partire dal XVII secolo al nome di Salinas venne affiancato anche quello di monte Aulinas. Difatti è nel1657 che il toponimo appare per la prima volta, per via di una errata trascrizione. Successivamente la montagna venne intitolata a Elia di Enna, data la chiesa in suo onore collocata sulla cima e data anche la sua permanenza sulla montagna nel IX secolo.

Al Santo è legata anche una leggenda: un giorno, mentre Sant’Elia passeggiava sul monte recitando le sue preghiere, incontrò un uomo dal volto nero che gli mostrò un enorme sacco pieno di monete. L’uomo raccontò al santo che aveva trovato le monete in un casolare abbandonato e voleva dividerle con lui, ma Sant’Elia prese le monete e le lanciò lungo giù dal monte; mentre rotolavano, le monete si trasformavano in pietre nere, ancora oggi reperibili sul monte. Elia si accorse che l’uomo nero, in realtà era diavolo, e lo spinse scaraventandolo in mare. Mentre cadeva, il diavolo urtò contro un masso di granito e vi lasciò le impronte delle braccia, delle gambe e della coda. Nella roccia, sul monte Sant’Elia, si vedono infatti ancora oggi tre segni profondi bruciacchiati scavati nella roccia (il piede, lo stinco e la mano) che il Diavolo, spintonato da Sant’Elia, lasciò prima di precipitare da ben 600 metri di altitudine nel mare Tirreno.

Quando il diavolo cadde in mare, le acque gorgogliarono e schiumarono, e sul mare si delineò un’isola a forma di cono, dalla cui sommità uscivano lingue di fuoco e fumo: era lo Stromboli col demonio imprigionato che soffiava fiamme e tuoni.

Si narra che tutt’oggi il diavolo continua a far sentire la sua presenza sputando fuoco, nel vano tentativo di uscire da quella prigione.

I punti panoramici della montagna sono molti, grazie alla conformazione. Il punto panoramico principale è il Belvedere Managò, posto sulla sommità del monte, costituito da una serie di balconate realizzate con ringhiera e scale sopra i vari costoni della montagna. Dalle suddette balconate è possibile ammirare tutta la costa tirrenica da Capo Vaticano allo Stretto di Messina, il mar Tirreno, le Isole Eolie, il vulcano Etna e tutta la città di Palmi. Sulla cima dal belvedere, tra l'altro, sono collocate tre croci bianche, a ricordo del monte calvario dove Gesù fu crocifisso, recentemente restaurate dal Rotaract Club di Palmi.

Il Monte Sant'Elia è una meta privilegiata di escursionismo o trekking. I due percorsi principali, effettuati dagli escursionisti, sono posti uno alle pendici della montagna, il "sentiero del Tracciolino", ed uno sulla cima della stessa. Il "sentiero del Tracciolino", il cui percorso è posto a mezza costa lungo il fianco nord-est del monte, è inserito all'interno dei percorsi naturalistici della Calabria, e costituisce col suo itinerario a picco sul mare della Costa Viola, un richiamo per i turisti.

 

LA MARINELLA E LA MOTTA

La Marina di Palmi (comunemente chiamata Marinella), è una borgo marinaro di Palmi formato poche case e da una piccola spiaggia antistanteDSC 5538 una baia racchiusa tra alti speroni di roccia. L’insenatura della Marinella è sormontata da una montagna che degrada a picco sul mare, sulla destra della spiaggia si protende la Punta della Motta, ca¬ratterizzata da un fondale marino che scende ripido in una franata di grossi massi dove trovano rifugio Sciarrani, Apagon e Cernie.

A circa 24 metri di profondità si trova un grosso mo¬nolite di roccia che si eleva da un fondale di 45 me¬tri, avvolto da fitti branchi di Anthias. Questo tratto di mare è ricco di grandi ventagli di Gorgonie rosse che contraddistingono i fondali di Palmi e di vario¬pinti Pesci Pappagallo, caratteristiche che rendono questo luogo meta ideale per appassionati fotografi subacquei, grazie ai particolari giochi di luce offerti dai raggi solari che riescono a filtrare dalla superfi¬cie.

Le più antiche fonti storiche che narrano della Marina di Palmi risalgono agli inizi del XVI secolo quando la città di Palmi, servendosi anche della propria marina, attirò a se tutti i traffici che si esercitavano lungo la riviera meridionale calabrese. I cittadini, quasi tutti marinai, con le loro feluche che partivano dalla Marinella, tenevano i commerci che arrivarono fino a Napoli esportando olio, vino, cereali, seta.

In quel periodo storico la Marina di Palmi fu anche il luogo in cui sbarcavano, per saccheggiare e devastare il centro abitato di Palmi, le varie scorrerie di pirati che attraversavano il Mar Tirreno. Anche seguito della fortificazione di Palmi, avvenuta tra il 1549 ed 1565, continuarono le scorrerie in città dei turchi e, in una di queste, sbarcando i pirati nuovamente alla Marina, questi ultimi furono assaltati dai cittadini di Palmi che ne uccisero un gran numero, e quei pochi che trovarono salvezza ripresero di nuovo la strada del mare. Il loro comandante venne ucciso, nella zona della "fontana dell'acqua degli ulivi", sdraiato su di una pietra ed il suo capo fu portato in trionfo nel paese, sulla punta di un'asta. Fino all'Ottocento era ancora visibile la pietra sopra la quale fu ucciso il comandante, che venne chiamata la "pietra del drago", poiché i cittadini di Palmi credettero di aver ucciso il famoso e feroce Dragut Rais.

Tra gli eventi storici di rilievo di quel secolo va segnalato lo sbarco, nel 1582, del veliero del patron Giuseppe Tigano contenente la reliquia del Sacro Capello, donata dalla città di Messina al popolo di Palmi in segno di ringraziamento per gli aiuti prestati alla città peloritana durante una pestilenza.

Nel 1735 dalla Marina di Palmi partì il re Carlo III di Spagna, alla volta di Palermo, per la sua incoronazione quale re di Napoli e Sicilia, dopo aver soggiornato in città per 12 giorni.

Il 22 agosto 1860 la Marina di Palmi vide invece lo storico sbarco della spedizione dei Mille nella lotta di Risorgimento. Allo sbarco non prese parte però Giuseppe Garibaldi, il quale arrivò in città via terra, proveniente da Bagnara Calabra. Garibaldi ed i mille restarono a Palmi fino al 26 agosto, quando s'imbarcarono nuovamente dalla Marina di Palmi, scendendo dalla strada della chiesa del Carmine.

Il Teatro all'aperto di località Motta è una costruzione moderna, ad imitazione degli antichi teatri greci, localizzata nei pressi della Marina di Palmi. La struttura ospita regolarmente eventi legati all'Estate palmese ed eventi televisivi. Adagiato lungo un costone del Monte Sant'Elia che dal centro storico degrada verso la Marina di Palmi, il teatro è ubicato in una posizione naturale, da cui è possibile ammirare lo Stretto di Messina, le Isole Eolie, Bagnara Calabra e Scilla. Dal 2014 la struttura è gestita dall’Associazione Leonida.

 

ROVAGLIOSO

È una caletta naturale, uno dei luoghi più incantevoli della splendida Costa Viola, delimitata a nord ed a sud da scogliere e anfratti che il tempo ha modellato in modo singolare. Si apre al termine di un costone che precipita sul mare, coperto di zagare e piante di fichi d'india in un paesaggio mozzafiato. Vi si accede per un sentiero che è stato recentemente ripristinato e che attraversa gli uliveti secolari e i vitigni posti più a monte. Il mare in questo tratto presenta mille sfumature e la cala è così quieta che ancora oggi trovano temporaneo riparo le imbarcazioni sorprese in mare dal forte vento di scirocco. Tra gli scogli si cela una vasca d’acqua dolce e il fondale è molto apprezzato dai sub per la ricchezza e varietà. La cala è conosciuta anche come “Portus Orestis”, per la leggenda, riportata da molti storiografi romani, secondo la quale Oreste, perso il senno dopo il matricidio, lo riacquistò bagnandosi sette volte nelle acque del fiume Metauros, dopo aver attraccato a Rovaglioso.

Il sentiero che consente l’accesso a Rovaglioso è costituito da 119 scalini ed è stato realizzato dalla Provincia di Reggio Calabria nel 2013. Nello stesso anno, Rovaglioso è stata insignita del Premio “La più bella sei tu” da Legambiente, come una delle più belle spiagge d’Italia.

 

TAUREANA E TONNARA - PIETRENERE - SCINA'

La città di Palmi si trova nell’estremo sud della penisola, a 250 metri s.l.m, più in là c’è solo il mare, la Sicilia e le Isole Eolie con lo Stromboli ancora fumante. La cittadina è situata sui declivi dei contrafforti aspromontani, che scendono a mare sprofondando nel blu del Tirreno.

Dalle terrazze ornate di palme e dai bastioni rocciosi del promontorio del Monte S. Elia è possibile guar¬dare, colti da vertigini, lo spettacolo inatteso della natura: talmente bello da lasciare senza fiato, nel suo contrasto fra il blu profondo del mare, il verde intenso delle foreste di ulivi e il cielo infinito.

In questo tratto di costa tra insenature naturali, rocce scure e granitiche si aprono spiagge dorate e di sabbia finissima, con all’orizzonte i profili brumosi delle isole Eolie e da un lato il golfo di Gioia Tauro, fino a raggiungere in un unico sguardo anche Capo Vaticano, racchiusi sulla linea di mare dello Stretto di Messina.

Proprio in questo tratto di mare, tra Palmi e Villa San Giovanni, dal mese di maggio fino ai primi giorni di agosto si rinnova ogni anno una tradizione che da secoli fa parte della cultura locale, la pesca, o meglio, la caccia al pescespada, conosciuto dai pescatori locali come “u pisci”, che lì vive la sua stagione di “amore” e di “morte”.

Il litorale dista dal centro abitato circa 5 chilometri ed è facilmente raggiungibile in auto o con i mezzi pubblici, attraverso la statale 18 o la provinciale Palmi-Tonnara.

In località Pietrenere, notevoli testimonianze storiche si mescolano ad una natura ancora incontaminata, dove le tracce di un’importante passato sono ancora molto presenti. Infatti sulla spiaggia si erge un’anti¬ca costruzione realizzata con grigie mura di pietra levigata, il Fortino. Un occhio inesperto potrebbe confonderlo con un piccolo castello diroccato. Dalle viscere dell’edificio spunta uno scoglio dentellato e cosparso di vegetazione, di altezza persino maggiore delle mura. A distanza calcolata, le lastre di pietra rivelano una serie di feritoie che corrono lungo il pe¬rimetro e sono realizzate a cornici di pietra più chiara, senza spigoli. Costruito nei primi anni del XIX secolo dalle truppe francesi, probabilmente capitanate dal generale Reynier e da Gioacchino Murat, per ordine del re di Napoli e di Spagna Giuseppe Bonaparte, fece parte di un complesso sistema di fortificazioni militari quando, nel primo decennio dell’800, l’intera zona fu teatro di lotte durissime tra inglesi, francesi e filoborbonici.

Sempre lungo la costa per segnalare l’arrivo dei sara¬ceni furono, inoltre, costruite alcune torri di avvista¬mento e la “Torre costiera di Taureana”, detta anche “Torre di Donna Canfora”, ha resistito allo scorrere del tempo conservandosi in buone condizioni. Situata su un promontorio roccioso a picco sul mare, sempre in località Pietrenere, è raggiungibile attraverso una stradina sterrata, ombreggiata da alberi di ulivo. Eretta intorno al 1565, costruita con pietre naturali e mattoni, è larga 8 metri e alta 15 metri. Non si può re¬stare indifferenti di fronte al panorama di cui si può godere dalla posizione in cui sorge la torre. La sorpresa e il fascino aumentano per chi, sfidando la paura, decide di percorrere le vecchie scale che conducono fino in cima. L’interno è reso particolarmente sugge¬stivo da due grandi finestre che si affacciano su lati opposti e sovrastano la costa da Capo Vaticano allo Scoglio dell’Ulivo, situato presso la Tonnara di Palmi, altra importante località di mare della città.

Lo Scoglio dell’Ulivo è un simbolo malinconico e tenace; chi visita questo tratto di costa non può non dedicare un sospiro, una foto, uno sguardo allo scoglio fatato, sul quale da decenni si aggrappa un ulivo incurvato dal vento. Qui il sole incontrandosi con il mare, ne riempie le superfici di viola; i contorni si scuriscono, il vento silenzioso profuma di arancio.

Lo Scoglio dell’Ulivo è il monumento naturale di questo tratto di costa calabrese, tant’è che è stato proposto di proteggerlo e vincolarlo come Patrimonio dell’Umanità.

L’immagine dell’Ulivo appare in tutte le illustrazio¬ni e le mostre a carattere turistico: famosi pittori lo hanno raffigurato, scrittori e poeti hanno preso spunto per raccontare fiabe di ninfe e di sirene. Il giornalista filatelico Sabelli Fioretti inserì lo scoglio fra le più celebri località italiane nella serie di francobolli a tema turistico. Ma lo scoglio e il suo albero, ormai seccato in seguito a una violentissima mareg¬giata negli anni Ottanta, stanno ad ornare, modesti e maestosi, proprio quel tratto di costa di fronte a Palmi, apparentemente inconsapevoli delle passioni umane e delle storie ad essi legate. Grazie all’opera dell’Associazione “Aura Loci per Aspera ad Astra”, in collaborazione con l’Amministrazione Comunale, l’albero di ulivo è stato messo in sicurezza ed il 16 giugno 2012 è stato operato con successo il trapianto di un giovane olivastro.

 

Il Porto di Palmi

Il porto di Palmi, denominato anche porto di Taureana di Palmi, è ubicato in località Tonnara, all'estremità nord dell'omonima rada. La struttura è classificata nella I categoria quale porto rifugio e nella II categoria, IV classe per le funzioni di rada commerciale. La superficie occupata comprende un'area demaniale marittima di circa 86.750 m² di suolo mentre lo specchio acqueo è di circa 40.000 m². Il porto è il principale scalo turistico del litorale tirrenico della Calabria meridionale. Ancora da ultimare in parte, la struttura è stata progettata per la nautica da diporto e per la pesca offrendo, a lavori conclusi, servizi quali piccola cantieristica, rifornimento e ristorazione. Dal 2007 è gestito dalla Port Authority of Gioia Tauro.

Grotte Pignarelle

Collocate in un costone di roccia e celate alla vista da una folta vegetazione, sotto la cittadina di Palmi si trovano le Grotte di Macello-Pignarelle: si tratta di un insediamento rupestre di origine bizantina composto da una serie di grotte scavate dai monaci basiliani nel periodo altomedievale che si sviluppano in profondità per circa 80 metri, con un’altezza di circa 8-10 metri. Il complesso monastico, nonostante i numerosi crolli che si sono susseguiti nei secoli, conserva ancora oggi l’originaria struttura e, all’interno, si possono ammirare le nicchie, i portalampade e i giacigli usati dalle antiche comunità religiose.

 

VILLA PIETROSA (detta Villa Repaci)

Villa Pietrosa fu presenza costante nella vita dello scrittore palmese Leonida Repaci. Agli inizi degli anni ’80 del secolo scorso, quando l’intero complesso era all’apice della propria bellezza, tanto per le caratteristiche paesaggistiche, quanto per la ricchezza di quadri, sculture e libri, dopo che nelle sue stanze erano stati ospiti i più famosi letterati  italiani, Répaci la donò al Comune di Palmi per farne un centro culturale, una dinamica sede museale ed anche  il suo luogo dagli eterni dolci riposi. Per gravi vicende la villa rimase invece  incustodita, depredata  e violentata per trent’anni. Finalmente, recuperata alla disponibilità pubblica, fu ristrutturata con poco rispetto per la memoria e tenuta chiusa per ancora tre anni, fin quando, a marzo 2013, è stata affidata all’Associazione “Amici Casa della Cultura Leonida Rèpaci” per essere riportata alla destinazione stabilita nella donazione.

Oggi la Villa sorge in mezzo ad un parco di 400 “ulivelli fatti arrivare nel 1939 dalla Toscana, con sei pini e cinque cipressi piantati in onore di Albertina” (la moglie di Leonida Repaci). Il possesso si estende fin sugli scogli, è attraversato da terrazzamenti sostenuti da armacie in pietra ed è percorribile attraverso lunghi viali sopra costoni profumati da mille erbe cotte al sole ed a picco sulla scogliera. Racchiude la casa del custode ed un vecchio casello ferroviario allo stato disastrati; comprende pure una grotta sovrastante, scelta da Répaci come sua eterna dimora, che utilizza l’ombra di un gigantesco pino e la naturale apertura sulla volta per catturare la luce ed irradiarla all’interno sulle due tombe quando finalmente saranno lì allocate. Là, Leonida, “…non morto ma dormiente, in roccia di granito, rupe dentro la rupe, vedrà passare i secoli senza farsi svegliare. Là, alla Pietrosa, finalmente – dice Leonida – cesserò di essere stato un uomo amato e tradito per essere, da sempre, per sempre, un lare, un patriarca remoto, una presenza invisibile nel tempo”.

Massima bellezza del complesso è poi  la guardiola, un affaccio verso il mare, in origine luogo di avvistamento per la caccia del pesce spada, da cui si gode, immenso fino all’orizzonte, un paesaggio naturalistico di  straordinaria bellezza che assomma la piana ed  il golfo di Gioia Tauro con la foce del fiume Petrace fino a capo Vaticano; l’arcipelago delle Eolie con  la Sicilia da capo Milazzo; i Peloritani, l’Etna innevato e fumante, i laghi di Ganzirri e lo stretto di Messina, e poi la costa viola dalla baia di Scilla fino alla caletta di Rovaglioso, mitologico porto Oreste. Paesaggio unico per quantità e qualità di elementi geografici contemporaneamente visibili, tra cui impressionano ed affascinano tre vulcani attivi vicinissimi, e l’Etna e le Eolie patrimoni mondiali naturali riconosciuti dall’UNESCO. (testo di Rocco Militano)

 

Grotta di Trachina

La Grotta di Trachina è situata – a pochi passi dalla Villa dello scrittore Leonida Repaci – a 95 metri sul livello del mare. Si tratta di un riparo roccioso di tipo carsico e soggetta all’erosione del mare. A causa di continue frane, l’originaria tipologia è sta¬ta danneggiata. Dal 1991 sono stati eseguiti diversi scavi, durante i quali sono stati rinvenuti ossa di vari animali e oggetti di ceramica di produzione semi-narese, che fanno pensare a presenze umane nella grotta già dal periodo medievale.